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Le avventure di un corbezzolo di Manuele Borello: quando la natura prende vita | Recensione

E se un filo d’erba potesse scegliere il proprio destino? 🌿

Quando la natura smette di essere sfondo e diventa protagonista

Ci sono fiabe che cominciano con un eroe, una principessa o un terribile nemico, e poi ce ne sono altre che scelgono di guardare più in basso, verso ciò che attraversiamo ogni giorno senza quasi accorgercene.

Un prato, un filo d’erba, una piccola pianta.

Le avventure di un corbezzolo di Manuele Borello parte proprio da qui e costruisce il suo mondo attorno a una domanda tanto semplice quanto suggestiva: cosa accadrebbe se, per una volta, fosse la natura stessa a potersi muovere, scegliere e reagire?

La premessa del racconto è immediata e, proprio per questo, efficace. Un prato rischia di scomparire per lasciare spazio a un parcheggio e le piccole creature vegetali che lo abitano non hanno alcuna possibilità di sottrarsi al proprio destino. Sono immobili, possono soltanto aspettare.

A cambiare tutto è Fata Rugiada, che osserva la sorte delle piante e desidera per loro qualcosa che fino a quel momento apparteneva soltanto agli animali e agli uomini: la possibilità di muoversi.

La magia ha luogo e il prato si risveglia.

I suoi abitanti scoprono di avere gambe, di poter camminare, spostarsi e soprattutto scegliere.

Da quel momento nasce una vera e propria “società in erba”.

Ed è qui che la storia comincia davvero a sorprendere. Manuele Borello non si limita infatti a immaginare delle piante che camminano. Costruisce poco alla volta una comunità con regole, personalità, mestieri, aspirazioni, solidarietà e perfino contraddizioni.

Il prato diventa un piccolo mondo.

C’è chi studia, chi condivide, chi sogna nuove avventure e chi invece tenta di utilizzare la propria libertà per conquistare potere. Tra i suoi abitanti incontriamo personaggi dai nomi fantasiosi e spesso legati al mondo botanico: Herbert, generoso e incline alla condivisione; Erbocina, curiosa e studiosa; l’avventuroso Jolly Rogerb; e poi Regina Gramigna, figura decisamente più oscura, capace di introdurre nella nuova società vegetale il desiderio di dominio.

Il gioco dei nomi è una delle caratteristiche più simpatiche del libro e permette all’autore di costruire un universo riconoscibile, nel quale elementi della botanica vengono trasformati in personaggi con caratteri molto umani ed è proprio questa una delle chiavi più interessanti della storia.

Un prato che assomiglia molto alla nostra società

La nuova comunità vegetale non è perfetta. Alla generosità si contrappone l’egoismo. Alla collaborazione, il desiderio di comandare.

Alla curiosità, la paura. Alla libertà conquistata, qualcuno prova a sostituire nuove forme di controllo.

Il prato diventa così quasi una piccola allegoria della società umana. Senza rinunciare alla dimensione fiabesca, Borello introduce temi come convivenza, libertà, solidarietà, abuso di potere e responsabilità verso gli altri. Ed è significativo che tutto questo accada in un luogo che normalmente consideriamo semplicemente “verde”. Un prato, agli occhi dell’uomo, può sembrare soltanto uno spazio.

Nel libro diventa invece un luogo abitato. Un ecosistema, una comunità.

Un insieme di vite che hanno qualcosa da perdere quando qualcuno decide di trasformare quel territorio, ed è qui che la componente ecologica del racconto acquista forza senza trasformarsi in una lezione.

Il libro non dice semplicemente al bambino che deve rispettare la natura. Gli chiede, indirettamente, di guardarla da un altro punto di vista.

Perché forse basta immaginare che un filo d’erba abbia paura, amici, desideri e una propria storia per cominciare a considerarlo in maniera diversa.

E Corbezzolo?

Il personaggio che dà il titolo al libro non rimane affatto ai margini della vicenda.

Corbezzolo emerge progressivamente come uno dei personaggi più attivi dell’avventura.

È curioso, a volte impulsivo, ma soprattutto non riesce a restare spettatore quando assiste a un’ingiustizia.

Quando viene a conoscenza delle difficoltà affrontate dagli abitanti del prato, la sua reazione è immediata: vuole intervenire.

Da quel momento Corbezzolo entra sempre più nel cuore degli eventi. Fa domande, osserva, partecipa alle decisioni e affronta insieme agli altri i pericoli che minacciano la comunità.

Non è, però, il classico eroe solitario che risolve ogni cosa da solo, ed è proprio questo a renderlo interessante.

Corbezzolo cresce all’interno di un gruppo.

Il suo coraggio nasce anche dal confronto con gli altri personaggi, dalle difficoltà e dalle scelte che la storia gli pone davanti. Il libro porta il suo nome, ma la sua avventura rimane profondamente corale.

Quando nel prato arriva l’Armata dei Miceti

A un certo punto il racconto acquista persino il tono di una piccola epopea vegetale. Tra le minacce che i protagonisti devono affrontare compare infatti la fantasiosa Armata dei Miceti, ed è qui che l’immaginazione dell’autore si diverte particolarmente. Funghi trasformati in soldati, sentinelle luminescenti, trombettieri, reparti specializzati e perfino curiosissimi “cannoni” naturali costruiscono un esercito tanto minaccioso quanto bizzarro.

Le caratteristiche del mondo fungino vengono reinventate in chiave narrativa e diventano armi, strategie e ruoli militari. Il prato si trasforma così in un piccolo teatro d’avventura. Corbezzolo non rimane fuori neppure da questa parte della storia: partecipa alle strategie, affronta il pericolo e si mette in gioco insieme ai propri compagni.

Il ritmo aumenta, ma il tono rimane quello della fiaba, con abbastanza ironia da impedire alla storia di diventare troppo cupa.

Una fiaba che non parla soltanto di natura

Ridurre Le avventure di un corbezzolo a un semplice libro ecologista sarebbe quindi limitante. La natura è certamente al centro del racconto, ma diventa anche lo strumento attraverso cui parlare di qualcosa di più grande.

Di libertà, di potere, di amicizia, di solidarietà.

Della necessità di vivere insieme agli altri senza trasformare la propria libertà nel diritto di dominarli, e anche della possibilità di ricostruire.

La società vegetale, infatti, non pensa soltanto a salvarsi. Cresce, si organizza e crea persino momenti dedicati alla cultura, alla condivisione e allo spettacolo. È un dettaglio che ci è piaciuto particolarmente: essere liberi non significa soltanto poter fuggire dal pericolo, ma avere la possibilità di creare qualcosa insieme agli altri.

Lo stile e le illustrazioni

Lo stile di Manuele Borello rimane semplice e accessibile, sostenuto da dialoghi frequenti e da un ritmo pensato per accompagnare anche i lettori più giovani.

I giochi di parole e i nomi ispirati alla botanica aggiungono ironia e permettono anche all’adulto che legge insieme al bambino di trovare qualche piccolo divertimento in più.

Le illustrazioni completano il mondo immaginato dall’autore trasformando piante, erbe e funghi in personaggi dalle espressioni riconoscibili e spesso buffe.

La componente visiva aiuta così il lettore a entrare in una realtà nella quale ciò che siamo abituati a considerare immobile prende letteralmente vita.

Le avventure di un corbezzolo è una fiaba ecologica, ma è anche una storia di avventura e una piccola allegoria sulla società. Parla ai bambini attraverso personaggi insoliti, magia e situazioni divertenti, lasciando però dietro di sé domande che possono interessare anche gli adulti.

Quanto spazio lasciamo alla natura?

Cosa significa essere davvero liberi?

E che cosa facciamo della libertà quando finalmente la conquistiamo?

Forse l’aspetto più riuscito del libro è proprio questo: trasformare un prato da semplice sfondo a luogo pieno di vite e storie.

E dopo aver conosciuto Corbezzolo, Fata Rugiada e questa strana società in erba, può capitare davvero di guardare il verde sotto i nostri piedi con un po’ più di attenzione.

Perché ciò che a noi sembra soltanto un filo d’erba, in una fiaba può diventare l’inizio di un mondo intero. 🌿


Se avete già conosciuto il mondo di Manuele Borello attraverso Bom Bom il dolce bombo, qui ritroverete la stessa attenzione verso la natura osservata da una prospettiva insolita. Questa volta, però, il racconto diventa più corale e avventuroso: dal piccolo mondo degli insetti passiamo a una vera società vegetale.


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